Edoardo Dotto
Il disegno degli ovali armonici
€7.75
pp. 96, formato 15x18 cm., illustrato
Con la prefazione di Giuseppe Pagnano
Ero studente del secondo anno di Architettura a Roma quando Giulio Perugini, professore di “Elementi di architettura e Rilievo dei monumenti”, attribuì a me e ad altri due studenti, come lavoro d’anno, il rilievo della cripta Falconieri in S. Giovanni dei Fiorentini. Allora, per la prima volta, fui posto di fronte al dilemma tra ellisse ed ovale. Lo scopo reale del lavoro stava proprio nel desiderio del professore di verificare quale figura fosse stata impiegata da Borromini in un edificio ancora così poco indagato e mai rilevato. L’impegno di noi rilevatori in erba fu altissimo e ci condusse, dopo aver infisso nel terriccio molle del suolo due paletti nella posizione dei fuochi, trovati con la semplice regola dell’intersezione tra asse maggiore e cerchio dall’estremo del minore con raggio uguale a metà del maggiore, a provare la “costruzione del giardiniere”. Fu con una certa delusione che scoprimmo il discostarsi dello zoccolo della cripta dallo spago che definiva i punti della sola ellisse possibile con quei fuochi. Le prove e riprove furono innumerevoli, mutando posizione dei fuochi, poiché istintivamente l’ellisse ci appariva curva più perfetta e pura, generata da un intrinseca ragione interna, più che un qualsiasi ovale definito dal montaggio di archi di circonferenza. Alla fine dovemmo arrenderci all’evidenza che i quattro paletti infissi nei centri definivano proprio quegli archi di circonferenza al contatto tra lo zoccolo e la matita passata nel cappio del laccio che fungeva da compasso. Nella figura inserita da Portoghesi nel suo Borromini si legge l’eco di quel rilievo. Il grande Borromini aveva scelto l’ovale e doveva avervi riconosciuto una tensione della curva non inferiore a quella dell’ellisse. Da allora la mia stima nei confronti di questa figura è cresciuta a dismisura.
Negli ultimi dieci anni ho seguito con interesse sempre più crescente la riflessione su questo dilemma negli interventi di Valerio, di De Rubertis, di Zerlenga, di Docci e di Migliari ed infine ho trovato chi con passione ha accettato di occuparsene quasi a tempo pieno, Edoardo Dotto. Ci ha già fornito una creativa rilettura sul tema della costruzione degli ovali pubblicata da “Disegnare” ed ora ci anticipa una parte delle riflessioni che sta conducendo nell’ambito di una vasta ricerca sull’architettura “ovata” del tardobarocco.
La novità di questo suo contributo risiede tutta nell’aver saputo riconoscere la confluenza tra due diversi campi d’indagine del pensiero architettonico antico: il ragionare sulla forma geometrica ed il ricercare le belle proporzioni che la musica poteva definire mediante il concetto di consonanza. Non solo si scopre che il triangolo sacro, forma perfetta e magica per eccellenza, consente di costruire ovali diversi dai più noti della trattatistica ma genera ovali tutti definiti da rapporti tra gli assi che sono quelli armonici.
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